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Cronache del Mondo dei Dodici - Storie GDR d'Ithalias

Di 06 Dicembre 2012 - 14:58:08
DevTracker

In questa discussione troverete i vari capitoli della storia della Legio Ithalias, ovvero le storie della squadra di moderazione in puro stile GDR.

Tutte i disegni e le grafiche delle "Cronache del Mondo dei Dodici" sono state create da StudioParalisi



CAPITOLO I

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Un nuovo inizio[/size]

Il fuoco scoppiettava ardente nel grande camino di pietra, un fuoco vivo ma non sufficiente a illuminare tutta la stanza. Nessun arazzo alle pareti, nessun finimento, solo un baule con cerniere dorate simbolo di un potere che forse troppi avevano dimenticato. Al centro della stanza il debole chiarore del fuoco illuminava un tavolo grezzamente intagliato dal legno di un antico Olmo. Una lunga figura guardava fisso le fiamme con lo sguardo assente, pensieroso. Sul tavolo la lettera con il sigillo reale era ancora li...
Era difficile scorgere un qualsiasi sentimento su quel volto troppo segnato del tempo e dagli eventi, la fioca luce del fuoco non faceva scorgere il suo sguardo, ma una cosa era certa, non c'era paura nei suoi occhi. Chi avrebbe mai pensato che in quella casa nascosta fra gli alberi della foresta malefica potesse nascondersi il grande generale... pensava di aver ormai lasciato il passato alle spalle, ma a quanto pare “lui” sapeva ancora dove trovarlo...
Dedhalus si volto nuovamente a guardare la lettera, quelle poche parole scritte in rosso erano ormai impresse nella sua mente:

I gatti hanno fallito, non possiamo più aspettare...tocca a te.

Gli sembrava assurdo, eppure era stato proprio lui a mostrare la via, fu lui ad accompagnare il “primo” quando era ancora capitano della guardia cittadina. Qualcosa doveva essere andato storto, ma cosa? Troppe domande, tanti dubbi e poche certezze. Una sola forse, la più importante, quella che il suo riposo era concluso. Prese la lettera, la girò e scrisse solo due parole:

Legio Ithalias

Arrotolò la pergamena e la legò alla zampa del Cuervoc che lo aveva trovato.
< Ora va, e di al tuo padrone che sono tornato >
Aprì la finestra e il Cuervoc volò via, verso Nord-Est.
Malgrado il turbinio di pensieri, Dedhalus non poteva attendere oltre, ogni domanda avrebbe trovato risposta in seguito. Andò verso il baule e lo aprì, indossò la cappa blu e fissò il potente martello alla cintura, prese dal fondo una bisaccia di pelle di Prespic e la aprì per verificarne il contenuto.
Erano tutti li, perfetti come li aveva lasciati, duri e lucidi come l'Ossidiana ma trasparenti e puri come il cristallo.
Chiuse la bisaccia e aprì la porta, fuori ad aspettarlo c'era Astorius, il suo dragacchino, compagno di mille battaglie. Montò in sella e cominciò cavalcare verso nord. Seppur pericolosa e infestata da Chafer, la foresta malefica era come paralizzata alla vista di quel semplice uomo in sella al suo destriero. Nessun mostro osava attaccarlo, quasi impaurito dall'aura e dalla maestosità che emanava il generale. Preferì viaggiare di giorno, con il cappuccio tirato sugli occhi, per evitare di attirare l'attenzione. Il mondo sembrava cambiato da quando aveva scelto il suo esilio nella foresta, forse meno caotico, ma l'apparenza spesso inganna...
Decise di non passare per il villaggio, uscito dalla foresta si diresse ad est proseguendo nella foresta di Amakna e la radura di Bruce Bulgur, seguendo il sentiero verso nord attraversò i campi degli Ingals, costeggiando l'angolo dei Boo. Risalì il fiume Kweii fino ad arrivare al ponte che dava sul grande cancello a sud del Castello di Amakna, l'ultimo baluardo neutrale del mondo dei dodici, ed era...incredibilmente aperto!
La fortezza si ergeva davanti al generale in tutto il suo splendore, le alte mura proteggevano il castello e circondavano la zona fino alla spiaggia, dove il porto di Madestram si allungava fra le azzurre onde del mare, ma nessuno era a guardia della fortezza. Che l'avessero abbandonata? Non era di certo il posto più sicuro del mondo, lo sapeva bene. Chi lo affermava o era un folle o non aveva mia percorso i sotterranei della fortezza. Innumerevoli erano gli accessi che collegavano l'esterno con la fortezza attraverso le sue carceri, ovviamente in disuso... troppe evasioni.... il Re, conscio di tale problema, già tempo addietro aveva scelto di mettere il temibile Splinter Cell a guardia di quei sotterranei, ma si sa, come può un topo impressionare i più grandi avventurieri?
< Ehi tu, chi va la? >
L'urlo della sentinella fece rinsavire il generale che assorto nei suoi pensieri era arrivato fino all'entrata del castello. La guardia cittadina era ancora in servizio... questo era già un ottima notizia...
< Sono atteso da sua maestà, il re Allister >
E nel dire ciò si tolse il cappuccio scoprendo il grande diadema d'alloro dorato che aveva sul capo.
Quella visione lasciò la guardia senza parole, mai avrebbe pensato di poter vedere un “Miles”, un altissimo comandante della guarnigione con tanto di onorificenza, cose che aveva letto solo nei libri di mitologia presi nella biblioteca del villaggio di Amakna.
< Aprite il portone! > urlò più sbalordito che autoritario.
Un rumore metallico risuonò nell'aria e il cancello cominciò ad aprirsi, Dedhalus scese dal suo dragacchino, ma non fece in tempo ad avviarsi verso l'interno che una voce rauca lo fermò.
< Conosco una sola persona che ha il coraggio di girare con quell'alloro in testa, e ha scelto di sparire molto tempo fa... >
< Anche i fantasmi tornano a tormentare i sogni dei vivi, nessuno scompare mai del tutto...noto con piacere che non sei cambiato Montay, > disse sorridendo il generale < Fai ancora contrabbando di pergamene in cambio di dragacchini? >
< Bisogna pur sbarcare il lunario mio caro generale. >
< Ognuno sceglie la propria strada da seguire, mi fa piacere vedere che la tua non è cambiata. Puoi occuparti di Astorius o rischio di tornare e trovare una pergamena al suo posto? >
Montay accennò un sorriso fra la barba ispida, < Sono ancora lo stalliere del Re, ed i princìpi e l'onore vengono ancora prima dei miei affari. >
< Ti ringrazio. >
Dedhalus fece un lieve cenno del capo ed entrò nel castello. Il lungo corridoio era ancora molto sfarzoso, se all'esterno la gente era perseguitata da briganti, il castello presentava al suo interno ancora lo splendore di un tempo. Il generale percorse il corridoio, superò l'armeria e arrivò nella sala dei ricevimenti. Tutto era come l'aveva lasciato l'ultima volta che era stato al castello: le armi, gli arazzi e le provvigioni erano tutte lucide e in tiro, ogni cosa era splendente e in perfetto ordine. Tutto sembrava perfetto, se si tralascia il fatto che ogni sala era completamente vuota... nessuna guardia, nessuna sentinella, solo qualche cortigiano che ogni tanto faceva capolino da una porta laterale per sparire subito dopo in un'altra. Ed in fondo, il portone della sala del trono sovrastava la grande sala. Il generale si avvicinò e prese un bel respiro, spinse i due battenti di legno che immettevano nella sala del Re, alzo lo sguardo percorrendo visivamente la scalinata fino ad arrivare al trono...vuoto. Il Re non era li.
Il dubbio si insinuò nella mente del generale come un tarlo insistente che rosicchia un oliviola, possibile che quello non era più il trono del Re? Il messaggio era chiaro, la scrittura era sicuramente la sua, non poteva essere un'imboscata. Eppure una strana sensazione si impossessò di lui, qualcosa non era come doveva essere.
< Pensavi veramente di trovare qui ciò che cerchi? >
La strana voce proveniva da dietro una colonna, in fondo alla sala. La mano di Dedhalus andò automaticamente a stringere l'impugnatura del martello, ma la voce continuò.
< Ne è passato di tempo, non avevi così tante cicatrici l'ultima volta... >
Una forte luce verde comincio ad irradiarsi da dietro il pilastro di marmo, una figura leonina si delineava fra le colonne.
La mano del generale si rilassò alla vista del verde guerriero, il suo animo era ora più tranquillo, lo salutò accennando un sorriso.
< Tu invece sei sempre uguale, d'altronde il tempo non può segnarti, non sei più un comune soldato. E' un piacere rivederti...Emerald. >

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Reazioni 2
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CAPITOLO II


[size=16]E' dal passato che si forgia il futuro

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< Il piacere è mio generale, non avrei mai pensato di rivederti in questa vita. >
Il grande leone smeraldo non era un comune soldato, più alto e decisamente più robusto di uno Yop, avrebbe sovrastato ogni tipo di nemico solo con la sua stazza. Non c'era cattiveria nei suoi occhi, ma un sentimento forse più pericoloso: la determinazione. A differenza del generale, il tempo sembrava essersi fermato per Emerald, la folta criniera ed il muso leonino non avevano risentito dei segni della vecchiaia nonostante gli anni passati.
< E' incredibile come il tempo non ti segni amico mio, a volte dimentico quanto certe forze siano superiori ad altre... > disse il generale.
< Non dovresti, in fin dei conti sei stato tu a darmi tutto... o almeno tutto questo. >
< Erano solo sogni di un giovane invasato, è per grazia di Jiva se andò tutto bene. >
< Più che bene direi, non saremmo riusciti a contenere la situazione con le nostre sole forze. >
< Lo so bene. >
Lo sguardo di Dedhalus si oscurò, come se la sua mente si fosse spinta al di la del tempo, in un passato oscuro e tormentato, dove solo un grande sacrificio poteva ridisegnare le sorti del Mondo...
< Dedhalus, tutto bene? >
Il generale si ridestò al suono di quelle parole, < Si, perdonami... vecchi ricordi. Cosa è successo Emerald, dov'è il Re? >
< Sei stato via molto a lungo generale, molte cose sono cambiate. Vieni con me. >
I due riattraversarono il grande portone della sala del trono prendendo la prima porta a destra, percorrendo un lungo corridoio.
< Nonostante i nostri sforzi, questo castello non era più sicuro per Allister. Il Re è stato posto in una località segreta, al riparo da ogni pericolo. > disse il leone < La sua vita va protetta ad ogni costo, i briganti sono sempre in agguato e non hanno più rispetto nemmeno per i neutrali. L'intendente Sam Lavals è ora a capo di questo castello e di tutta la zona circostante. >
< Possiamo fidarci di lui? >
< Non ho motivo per diffidare di quell'uomo, è fedele al Re e tempo fa ha gli ha salvato la vita scongiurando un attentato alla sua persona. E' inoltre riuscito a portare i Ladrurbi dalla nostra parte stringendo un'alleanza con il loro capo e ora siamo in possesso anche della Guida Ladrurbin. >
< Il codice etico scritto dal Dio Etram in persona? Ben fatto... >
< Direi di si, qualche buon colpo sappiamo ancora metterlo a segno, ovviamente alcuni avventori in cerca di gloria ci hanno aiutato, il nostro esercito è sempre meno fedele alla corona. >
Emerald si fermò davanti ad una porta rossa, rozzamente intagliata, un grande cartello su di essa riportava a chiare lettere:

DOPO DI ME, IL SILENZIO!

< Riconosco quel cartello, è la biblioteca reale. > disse il generale. < Qualcuno ha mai rispettato quella regola? >
< Tu mai a quanto ricordo. > Emerald sorrise ed aprì la porta invitando il generale ad entrare.
La biblioteca reale era una stanza quadrata, non molto grande e rivestita da un pesante tessuto rosso. La sua funzione primaria era quella di contenere i libri preferiti dal Re e i pochi manoscritti di autori illustri donati da nobili ruffiani. O almeno era quello che si lasciava credere. Infatti pochi sapevano che quelle copertine ricche di disegni infantili e ricami sfarzosi in realtà contenevano i più grandi segreti del Mondo dei Dodici. Libri proibiti, mappe di luoghi misteriosi, segreti e magie ben nascoste dalla copertina delle favole del vecchio Anutrof o fra i testi di Claudius Baglionus.
< Intendente, è arrivato il generale Dedhalus.>
Da dietro una grande pila di vecchi libri si sentì solo la flebile voce di Sam Lavals, < Arrivo subito! >
< Non far molto caso al suo aspetto, > sussurrò Emerald < è un po' strano, ma è una brava persona. >
< Ben arrivato generale. >
Sam Lavals si scrollò di dosso un po' di polvere mentre veniva fuori dalla grande pila di libri. Il vecchio Ocra con i suoi baffi bianchi e i capelli arruffati dava più l'idea di essere un contadino anziché un reggente di una città intera.
< E' un piacere conoscerla intendente Lavals, sa già il motivo della mia visita? >
< Certamente mio caro. > Disse il vecchio Ocra, < Ogni cosa che il Re pensa, io penso. Ogni cosa che il Re dice, io so. Ma per il momento ti chiedo di aspettarmi qui per qualche minuto, devo conferire con Emerald in privato. >
Detto ciò, fece un cenno al leone che lo seguì nel corridoio chiudendo la porta alle loro spalle.
Dedhalus rimase nella piccola stanza rossa, tante volte era stato li a consultare grandi tomi per preparare i piani di battaglia.
Mentre si lasciava andare ai ricordi però, si accorse di una pila li libri staccata dal pavimento che sembrava muoversi da sola. Spinse lo sguardo oltre per accorgersi che c'era un piccolo Koala che stava trasportando tutti quei volumi. Fece per andare a dare una mano a quella piccola creatura quando quest'ultima con voce scontrosa lo fermò, < Ce la faccio da sola, grazie generale.>
< Come fai a sapere chi sono? >
< So molte cose io, lavorando qui dentro non faccio altro che conoscere gente, anche se non l'hai mai vista. >
< Sei l'assistente del vecchio Georges? >
Gli occhi della piccola Koala si fecero di un rosso fuoco, < Io assistente di quel vecchio gufo?> disse furiosa, < Non saprebbe nemmeno cercare un capitolo se non ci fossi io, quel vecchio rimbambito è ormai senza speranza. >
< Non volevo offenderti...> tentò di scusarsi il generale, ma lei continuò con tono altezzoso e solenne, < Io sono la responsabile nonché traduttrice di questa reale biblioteca, se qui c'è qualche cosa scritta in modo corretta nella vostra lingua è solo merito mio. >
< Ti faccio i miei complimenti allora, non ho ancora avuto occasione di leggere un tuo lavoro ma...>
< Cosa??? > L'urlo della piccola Koala interruppe il generale. Il suo sguardo di stupore e sgomento era indescrivibile, sembrava quasi che le avessero appena detto che un'Arakne poteva volare sopra i cieli di Pandala.
< Non hai mai letto un mio libro? E' inconcepibile. > posò i libri su uno sgabello e spinse il generale davanti a un tavolo con un grande tomo aperto sopra.
< Ora stai qui finché non hai finito di leggere il mio ultimo lavoro, e non toccare le pagine con quelle mani sporche! >
Dedhalus un po' sorpreso e spiazzato dalla sua reazione decise di assecondarla, sedendosi davanti a quel grande libro. < Di cosa parla? > chiese.
< Di qualcosa che dovresti conoscere molto bene. > rispose la piccola Koala mentre tornava a sistemare libri.
Incuriosito, il generale cominciò a leggere.

[size=14]Diario del SottoTenente della guardia cittadina[/size]

[blockquote]Astrub, 24 Agust 639
“Ero emozionato, ma non preoccupato. Sembrava una delle solite investiture alle quali avevo assistito diverse volte in città. Il capitano invece sembrava un po' agitato.

Con mio stupore la delegazione non si fermò allo Zaap della città, si diresse ad ovest e andò oltre le alte mura cittadine. Ero già stato promosso in passato, da semplice soldato a sottotenente della guardia cittadina, ma ricordo bene che questo si svolse al centro della città. Forse la presenza di briganti costrinse il capitano a cambiare luogo, ma non credevo che diventando un tenente avrei attirato così tanto l'attenzione. Nella mia testa le domande si affollavano mentre la piccola carovana viaggiava verso nord-ovest, superando la pianura dei Porkass e proseguendo per il Massiccio di Cania. Quelle zone non mi infondevano per nulla tranquillità...
La situazione in quel periodo era veramente difficile da sostenere, la stessa guardia cittadina faticava a mantenere l'ordine e i malviventi ormai giravano in città alla luce del sole.
La famiglia Botts aveva invaso Astrub e a volte si spingeva perfino a sud di Bonta, con bande di decine di uomini. Il commercio di finti kama era incontrollato ed i Botts inviavano urlatori allo zaap allo scopo di venderli, con la guardia cittadina impotente e incredula.
Ad Amakna la situazione non era migliore. La casata di Spamm era rinomata per creare scompiglio in città, litigi di ogni genere si scatenavano dal nulla nelle piazze e nessuno riusciva a sedarli.
La città brulicava di truffatori, che ormai si erano stanziati nei pressi dei maggiori atelier della città: spesso si spacciavano per personalità di spicco promettendo la fabbricazione semi gratuita di oggetti, per poi sparire nell'ombra rubando kama e risorse.
Alcuni dei nostri informatori narravano di venditori di anime, loschi figuri che avvicinavano gli avventurieri di passaggio, carpendo quante più informazioni possibili sul loro conto per poi svuotargli le tasche e non solo. Molti tornavano smarriti e confusi, persino incapaci di riconoscersi allo specchio.
Insomma, nel Mondo dei Dodici regnava il caos.
Passava quasi in secondo piano l'infinita guerra tra Bonta e Brakmar, anch'esse occupate a fronteggiare la presenza dei briganti nelle loro terre. Guerra che nonostante tutto ancora rendeva divisi i due schieramenti.
La delegazione proseguì per qualche ora, risalendo verso nord e costeggiando la Strada della Roccia. All'imbrunire finalmente ci fermammo, una grande apertura nella roccia si ergeva davanti ai miei occhi. Il capitano scese dal suo dragacchino e mi disse di fare lo stesso.
Le altre guardie rimasero fuori di pattuglia, solo io e il comandante entrammo nella caverna. Era silenzioso, ma visibilmente eccitato, qualcosa in quel luogo lo faceva fremere dall'impazienza.
Il lungo tunnel di pietra scendeva sempre più verso il basso, solo le nostre fiaccole illuminavano il percorso. Ad un tratto una spessa parete di roccia ci bloccò la strada, impedendoci di proseguire oltre. Il tunnel era cieco. Il comandante sembrava non curarsene, posò la sua fiaccola a terra ed appoggiò una mano sulla lucente lastra di pietra.
Non so dire bene cosa disse o in quale lingua lo fece, so solo che la lastra sparì magicamente, mostrandomi lo spettacolo più bello che avessi mai visto nella mia vita. Davanti a me si ergeva un imponente tempio, completamente scavato nella roccia della montagna. Non riesco ancora a descrivere lo splendore di quelle pareti e la lucentezza dei finimenti alla luce della fiamma, chi aveva fatto quell'opera d'arte non era umano.
Entrammo e all'interno si percepiva un'atmosfera decisamente diversa da un tipico luogo di culto, sentivo la presenza di qualcosa di molto più che divino, un culto antico come il mondo...
Fui accompagnato all'interno di una grande sala del tempio, con un grande altare al centro ed una fontana di pietra dove sgorgava un acqua limpida e pura.
< Sei tu fedele al Re? >
La domanda del capitano arrivo come un lampo inaspettato, erano le uniche parole che mi aveva rivolto da quando eravamo nel tempio.
< Si. > risposi io con orgoglio.
< E sei tu disposto a sacrificare anche la tua vita per il bene del Re e del suo regno? >
< Lo sono! >
Il capitano non disse altro, mi consegnò un pacchetto e lasciò la sala richiudendo il portone alle sue spalle.
Di una cosa ero sicuro, quella era la cerimonia più strana a cui avessi mai partecipato.
Mi diressi verso l'altare, posai il pacchetto su di esso e comincia ad aprirlo. Avvolto tra il cuoio di Prespic c'era un cristallo, completamente trasparente ma con una lucentezza fuori dal comune.
Lo presi fra le mani e il cristallo cominciò a vibrare e a colorarsi di un intenso verde smeraldo, il mio corpo sembrava bruciare e sentivo la testa esplodere, una luce abbagliante mi travolse e mi sollevò verso l'alto, l'ultima cosa che ricordo è il mio urlo disumano prima di svenire.
Non so quanto tempo passò, ma al mio risveglio mi sentivo diverso, rinvigorito. Scorreva in me la forza di cento Bworker. Mi alzai per bere dalla fontana di pietra e vidi il mio riflesso nell'acqua... non c'era più nulla di umano in me, ma solo un corpo smeraldo con fattezze leonine. I muscoli possenti e la lunga criniera mi avevano lasciato senza parole. Rimasi attonito per qualche istante, fino a che qualcuno mi mise una mano sulla spalla. Mi girai e vidi il capitano. Era tranquillo e sereno nel vedermi, come se tutto fosse assolutamente normale. Mi porse un mantello per coprirmi e disse solo 2 parole: < Benvenuto, Emerald. >”[/blockquote]
A quella frase Dedhalus alzo lo sguardo dal grande libro, scorgendo la sagoma del leone illuminata dalla fioca luce delle candele.
< Non sapevo che fossi diventato anche scrittore. > disse il generale.
< Il Re voleva saperne di più, mi sono limitato a descrivere l'accaduto. Diciamo che sono un cronista. >
< Un falso cronista direi... io non ti ho mai messo la mano sulla spalla. >
Emerald sorrise,
< Lo sai che torneremo li vero? >
< Lo so, ma ne parleremo più tardi. Ora vieni. L'intendente vuole parlarti. >

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CAPITOLO III


[size=16]Il figlio del sogno

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Il generale ed il possente leone smeraldo uscirono dalla biblioteca, percorrendo il corridoio ornato di arazzi e tende color rosso porpora. Le lampade ad olio erano accese, segno che il giorno era ormai giunto all'imbrunire. L'intendente li aspettava nel grande salone reale, non era solito ricevere nella sala del trono, e Dedhalus lo prese come un segno di grande umiltà.
Emerald aprì il grande portone di oliviola e fece entrare il generale.
< Vi lascio soli, credo sia meglio. > disse il leone < Ti aspetto ai recinti, conoscendoti non passeremo la notte qui. > Fece un lieve cenno di saluto ed uscì, richiudendo il portone alle sue spalle.
L'intendente era seduto su una grande poltrona in un angolo della stanza, fece un cenno a Dedhalus di sedersi vicino a lui, ma il generale declinò.
< Preferisco rimanere in piedi intendente, non credo che rimarrò molto. >
< Fretta di scappare, generale? >
< Credo che il Re mi abbia chiamato per un motivo ben preciso, e questo non comprende rimanere qui al castello. >
< Per l'appunto, parliamo del motivo per cui il Re vi ha chiamato. Lei non sa assolutamente nulla generale, nel messaggio che le è arrivato c'erano solo poche parole e nessun ordine dettagliato, quest'ultimi li ho io da darvi. >
< Con tutto il rispetto, non sono qui per prendere ordini da voi, intendente. >
< So bene che non li accettereste mai, voi siete un Miles, non un comune soldato. Ma questa volta dovrete attenervi al nostro protocollo, generale. Non possiamo fallire nuovamente, dovrete occuparvi della faccenda in prima persona. La sicurezza del regno dipende anche da questo. Le lascio libertà nella scelta dei suoi soldati, ma la Legio Ithalias sarà sotto il diretto controllo di Re Allister, sarà lui a dare ogni ordine, e vi invito ad eseguirli. >
< Se il Re mi è venuto a cercare, sa già qual'è la mia risposta. Il rispetto non si compra, lo si guadagna con l'onore. >
< Devo dedurre che questo è un rifiuto, generale? >
< Anni fa ho promesso di proteggere il regno, e così farò. Ma le regole di questo gioco non può farle ne lei ne il Re, sono state stabilite tanto tempo fa. >
L'intendente accennò ad un debole sorriso. < Immaginavo una risposta simile. Il Re non si sbagliava su di voi, siete ancora lo stesso uomo di tanti anni fa. E non è detto che questo sia un male...> Sam Lavals si alzò porgendo la sua mano al generale. < Buon viaggio Dedhalus, e che la Dea Ocra vegli su di te. >
< Non è degli Dei benevoli che mi preoccupo, > disse stringendo a sua volta la mano dell'intendente < ma di quelli a cui devo favori. >
Per un momento i due si guardarono fissi negli occhi e fu li che Dedhalus capì che sotto quell'aspetto goffo e poco principesco si celava un uomo saggio e determinato, degno di ricoprire la carica di intendente del regno.
Fece un cenno di saluto e uscì dal salone, dirigendosi verso i recinti delle cavalcature. Emerald era li che aspettava, in sella al suo dragacchino smeraldo, fra le mani teneva le briglie di Astorius, che stazionava al suo fianco.
< Dove siamo diretti? > chiese il leone.
< A nord. > rispose il generale. Salì in sella al suo dragacchino, e dopo aver nuovamente coperto l'alloro dorato con la cappa del mantello, i due partirono immergendosi nella notte di Amakna.
< Non sei curioso di sapere cosa mi ha detto l'intendente, Emerald? >
< No, del resto nemmeno tu mi hai chiesto cosa ha detto a me. >
< Perchè lo so già. > Disse il generale attraversando il cancello nord del castello. < Ha dato a te gli ordini che io non avrei mai accettato. Non ti dirò di non eseguirli, ma spero che tu dia priorità a me, perchè il tempo non è dalla nostra parte. >
< Puoi contare su di me, non temere. >Il leone smeraldo era sincero, Dedhalus non aveva motivo di dubitare, conosceva l'animo del guerriero al suo fianco, ed era puro.
< Passeremo per Il Campo del Riposo e la Foresta degli Alberagni, voglio evitare la città di Astrub e tutte le sue spie. >
< Non è un giro un po' lungo per arrivare a Bonta? >
< E chi ti dice che siamo diretti li? >
< A nord ci sono solo deserto, lande e sassi. Se non andiamo a Bonta dove siamo diretti? >
< A volte non tutto è come sembra, sei un guerriero esperto Emerald, ma ci sono cose in questo mondo che nemmeno tu conosci. >
< Non voglio vantarmi della mia conoscenza, ma ho girato in lungo e in largo questo mondo per molti anni, e a nord non c'è nulla che valga la pena di vedere. >
Dedhalus sorrise, < Voglio raccontarti una storia amico mio. In un tempo antico come il mondo, quando ancora il Krosmoz delineava l'universo e i primi draghi solcavano i cieli senza esser visti, una delle dodici divinità, il dio Ecaflip per la precisione, si annoiava terribilmente. Sai, essere una divinità senza schiere di gatti che ti adorano non deve essere facile, alla fine ti logora. Inoltre nessuno dei suoi “colleghi” divini riusciva a tenergli testa quando egli decideva di cominciare un Poker. Vincere quattro mani consecutivamente con un poker d'assi può destare qualche sospetto... Così, lentamente, le altre divinità stufe di perdere cominciarono ad isolarlo e ad ignorare i suoi giochi. Ecaflip si sentiva molto solo, e dalla sua disperazione, nacque Lanoja. Nata dal suo braccio destro, ella apprese le sue arti divine e divenne ben presto una degna avversaria con la quale confrontarsi.
Ecaflip non era più solo, ma l'ego di una divinità non ha limiti e la voglia di confrontarsi con sfide sempre più difficili face si che la divinità creò Joya, nata dal suo braccio sinistro. Le incredibili capacità di quest'ultima rasentavano la perfezione divina, ma essendo nata troppo vicino al cuore ella era incline all'amore e lasciava vincere abilmente il Dio, diventando la sua preferita. Non ci volle molto tempo prima che Lanoja cominciasse a provare odio e gelosia verso la sorella. Così, sfruttando un momento di distrazione del Dio, Lanoja decise di affrontare in battaglia la sorella. >
< Ehy, aspetta un secondo. > Interruppe all'improvviso Emerald, < Io questa storia la conosco, me la raccontava mia madre quando ero ancora un giovane Feca, è una favola per bambini! >
< Mai smettere di credere a quello che credevi reale da bambino. La ragione non è sempre intrinseca nella maturità. Lasciami finire e capirai. >
< Ti ascolto > disse il leone mentre entravano nel territorio dei Porkass.
< Si annunciava una violenta battaglia fra le due sorelle, ma Joya, possedendo un carattere più umile e docile, non oppose molta resistenza, lasciò vincere la sorella decretando Lanoja vincitrice, togliendosi i poteri ed esiliandosi ad errare sulla terra.
Quando Ecaflip venne a sapere di quanto era accaduto, andò su tutte le furie. Il Dio della casualità e del fato non poteva sopportare che uno scontro non fosse stato deciso dal caso, ma dalla decisione di uno dei due contendenti. Un turbinio di emozioni prese il sopravvento in lui: amore, odio e delusione si trasformarono prontamente in ira e vendetta. Ecaflip privò dei poteri Lanoja e la spedì sulla terra, condannata alla stessa sorte della sorella che aveva sconfitto senza onore. Da questi sentimenti, dal cuore di Ecaflip nacque il terzogenito, Ajani. Egli fu istruito da suo padre, dal quale apprese le doti di incarnazione e l'abilità di generare creature e vita attraverso il Wakfu.
Il tempo sembrava scorrere tranquillamente, ma Lanoja non placò mai la sua collera e il suo desiderio di vendetta. Il suo pensiero fisso era quello di tornare fra le grazie di Ecaflip, sconfiggendo nuovamente la sorella. Fu così che strinse un patto con il demone Djaul, che con un maleficio le donò poteri straordinari affinchè potesse sconfiggere Joya, ma nel Krosmoz tutto ha un prezzo. Djaul impose una condizione, avrebbe restituito i poteri a Lanoja se lei avesse ucciso Ajani, il terzogenito di Ecaflip.
Fu così che il demone distrasse il Dio sfidandolo ad una partita a dama, lasciando campo aperto a Lanoja che attaccò Ajani intraprendendo una feroce battaglia.
Quando l'orgoglio e l'ego sovrastano il sangue e la famiglia le battaglie sono le più cruente, e questa non fu da meno. Iniziata fra le nuvole del cielo e protratta per 2 giorni interi, i due sfidanti finirono fra le montagne di Cania, li si sarebbe decretato il vincitore. L'ira e la vendetta sono un motore potente, ma nonostante i poteri scaturiti dal demone, Ajani era notevolmente più forte e alla fine ebbe la meglio su Lanoja che stremata si accasciò al suolo. Quando fu il momento di finirla però, tutto il vortice di sentimenti che avevano scaturito la sua nascita, si risvegliò in Ajani che non riuscì ad uccidere la sorella e la perdonò. >
< E questo ci insegna che la famiglia e la lealtà sono più forti di ogni potere demoniaco, mia madre me lo ripeteva sempre alla fine della storia. >
< Tua madre aveva ragione Emerald, e l'avrebbe tutt'ora se questa fosse la vera fine della storia. >
< Che vuoi dire? > chiese il possente leone.
< Che i miti si costruiscono, e le storie sono scritte dai vincitori, mai dai vinti. >
< Si, ma rimangono pur sempre delle storie... >
< Anche i miti più improbabili hanno un fondo di verità, amico mio. Siamo arrivati. >
I due si fermarono sulle sponde del lago di Cania, davanti a loro la torre del Mastro di Chiavi si ergeva al centro del grande specchio d'acqua gelata. Legarono le cavalcature allo steccato e cominciarono ad attraversare il ponte di legno.
< Dedhalus, insomma, mi vuoi dire che ci facciamo qui e cosa centra il Mastro di Chiavi con la storia che mi hai raccontato? >
< Devi saper leggere nei piccoli segni Emerald, la vedi la statua sul molo della torre? Cosa rappresenta? >
< E' un gatto... >
< Precisamente. Vedi, la storia che ti raccontavano da bambino ha in realtà una fine decisamente diversa. Quando Ajani perdonò la sorella, Djaul andò su tutte le furie e decise di uccidere con le sue mani il figlio di Ecaflip. E quando un demone ha in mente una cosa, non c'è semi-dio che possa fermarlo. Ajani provò a difendersi, ma nel cruento scontro venne ferito al volto perdendo un occhio. La fine di Ajani sembrava imminente quando d'un tratto Joya spuntò dal nulla scaraventandosi contro il demone. Alla vista della sorella, e ancora scossa dal perdono di Ajani, anche Lanoja si unì alla battaglia contrastando Djaul, ma quest'ultimo era troppo forte per le due sorelle senza i loro poteri, e finirono per essere uccise dal demone.
Djaul si lanciò su Ajani per finirlo ma fu fermato da Ecaflip in persona, furioso della morte delle sue figlie, che scaraventò via il demone rispedendolo nell'oblio della sua vita. Ecaflip torno avagare nel Krozmos, ma Ajani no. Il turbinio di emozioni del Dio che lo aveva generato era potente in lui, e si addossò le colpe della morte delle due sorelle, accusandosi di non essere abbastanza forte per battere Djaul. Decise quindi di restare nel Mondo dei Dodici, rinforzando il suo potere in attesa dell'occasione giusta per affrontare Djaul una seconda volta e questa volta per ucciderlo. >
I due arrivarono all'ingresso della torre nella piattaforma al centro del lago, Dedhalus aprì il portone ed entrarono. Il Mastro di Chiavi era dietro al suo bancone e li accolse con il suo classico sorriso enigmatico.
< Benvenuti avventurieri. Ho visto cose che voi non potete immaginare... Navi in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi favolosi balenare nel buoi vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti si perderanno nel tempo, come lacrime nella pioggia. E' tempo di partire... >
Dedhalus si tolse il cappuccio scoprendo l'alloro dorato. < Non siamo comuni avventori amico mio, > disse avvicinandosi al bancone, < sono qui per incontrarlo. >
Il sorriso del Mastro di Chiavi si spense, perdendo quell'aria astratta ed enigmatica. Il suo viso si fece improvvisamente serio, come dinnanzi ad un preciso ordine.
< Salve generale, è un onore rivederla. Prego, di qua. >
Si avvicinò alla libreria sulla sua destra, sposto una statuetta in terracotta raffigurante un Maomao e la struttura si spostò, mostrando una passaggio scavato nella roccia. Una lunga scala di pietra scendeva verso il basso, quasi a puntare al centro del lago stesso.
Dedhalus fece un cenno ad Emerald che lo seguì nella discesa.
< Il Mastro ha detto “rivederla”, significa che sei già stato qui? > chiese il leone.
< Molto tempo fa... sai, quando vai alla ricerca della verità ti imbatti in innumerevoli finali di una stessa storia, ed ogni volta, quando pensi che sia giunta la fine, scopri un dettagli che ti fa capire che quello non può essere il termine del racconto. Un demone è pur sempre un demone, come avrebbe mai potuto lasciare che Ajani vagasse nel mondo dopo quello che era accaduto? L'odio di Djaul era ancora puntato su di lui, fu così che Ecaflip chiese aiuto alla dea Feca, signora dello Scudo e delle Greggi Celesti, che lancio un potente incantesimo protettivo nella zona del lago di Cania, rendendola inaccessibile alle creature demoniache o inclini alla loro indole. >
< Vuoi dire che Ajani è rinchiuso qui sotto da tutto questo tempo? > chiese Emerald sorpreso.
< Cosa vuoi che sia il tempo per un essere semi-divino, > rispose Dedhalus scendendo gli ultimi gradini in pietra. < la cognizione di esso per loro è irrilevante. >
D'un tratto una voce profonda ruppe il silenzio di quella grotta.
< Sei testardo generale, ancora convinto che per noi il tempo non conti nulla, eppure ti ho spesso dimostrato il contrario. >
La voce riecheggiò qualche istante, proveniva dal centro della cavità scavata nella roccia, e dopo qualche istante, proprio da quel punto, una fortissima ed intensa luce bianca cominciò ad espandersi. Ajani comparve dal nulla, la sua aurea bianca era immensa e irradiava tutta la grotta.
< Ti trovo bene Ajani, non sei cambiato dall'ultima volta > disse Dedhalus avvicinandosi al bianco leone.
< Tu invece sei invecchiato generale, ed immagino già il motivo per sui sei qui. >
< Ho bisogno del tuo aiuto per trovarne degli altri, devo reclutarne di nuovi. >
< Vieni con me, so già cosa cerchi. >
Ajani fece comparire dal nulla uno strano Zaap, fece cenno al generale e ad Emerald di seguirlo, e i tre sparirono nel vortice luminoso.

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