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Presentazione

Di 10 Luglio 2008 - 15:03:54

Salve a tutti voi, giocatori della comunità italiana...
A oggi, la nostra comunità comprende il server Ereziah, il sito Dofus ed il Forum.

Per aiutarvi ad evolvere nel mondo dei Dodici, nelle migliore condizioni possibili, ci sono io, Ranor l'anziano, aiutato dal grande Debuchia, l'aquila mandata dalla somma aquila amministratrice reale.

Quando la comunità crescerà, altre persone verranno ad aiutarci, si presenteranno proprio qui sotto.

Siccome vi vedo così curiosi di sapere da dove sono arrivato, vi posso rivelare una parte della mia storia:

Sono uno dei più grandi e anziani Bwork dell'universo conosciuto. Ho avuto il tempo di imparare la vostra strana lingua e forse potete notare che il Bwork è la mia madrelingua quando parlo con voi.
Col passare del tempo, sono diventato uno dei maghi più potenti rararar- di Amakna, e un buon amico di molte persone leggendarie, tra i quali Otomai, pero non hanno gradito le mie strane abitudini come mangiare carne umana, è una delizia, e inventare sortilegi mortali o, come io li chiamo, "sortilegi dal immenso potere di divertimento". Gruuiiiik!

Alla fine, una lega di grande potenza, includendo persone abbastanza forti, o meglio, abbastanza forti da sconfiggermi, mi ha rinchiuso in un'sola-prigione senza possibilità di uscirne, nonostante il mio grande potere magico. Aiaiai, che pena, che tristezza qui da solo, senza poter far magie, senza uccidere nessuno, senza fuoco, né calore.

Ma tutto è cambiato recentemente- gnarrrk- quando mi sono pentito. Il dio Osamodas ha mandato un suo emissario su Amakna: Debuchia, grande rappresentante delle aquile per farmi una proposta: se avessi fatto del mio meglio per la gente di Amakna, il mio potere sarebbe tornato, con l'obbligo di utilizzarlo per il bene assoluto dei protetti degli Dei.

Muhaha, eccomi, finalmente libero, con una grande voglia di divertirmi!!
Sono quasi sicuro che ci si possa divertire senza uccidere, allora farò tutto ciò che è Bworkamente possibile, lo prometto, persino ad Osamodas potrebbe venire voglia di divertirsi con le mie ceneri

E Gnarlufs ichtarr come si dice in Bwork, buon gioco a tutti !

Ranor, l'unico e gobbo, a cui dispiace di non essere venuto prima.

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Il vecchio leone, dalla criniera scarmigliata, si trascina sul palco, picchietta sul banco per attirare l'attenzione, si schiarisce la voce, nessuno lo ascolta, quindi emette un potente ruggito e finalmente cala il silenzio:

"ROOOAR! Buongiorno cittadini di Amakna!

Sono Leone I, il saggio, sono venuto da molto lontano per assistere un vecchio amico, il mago bwork Ranor, l'unico e gobbo.

Qualche sera fa, di fronte ad alcune buone birre Bwork (mi fa ancora male la testa), mi illustrava come il mondo di Ereziah stesse diventando sempre più popoloso, con tutti i benefici ed i problemi che ne conseguono; così mi sono offerto di poter dare una mano vegliando su di voi! Spero di poter adempiere ai desideri dei dodici con serità e professionalità.

Per qualsiasi problema vi invito a contattarmi e non esitate a fare domande, il forum è qui proprio per questo!
Divertitevi e fate divertire i vostri fieri compagni d'avventura!
Ora devo scappare, ho alcune buone bistecche di tofu che mi attendono"

Così scendendo dal palco inciampò nella sua coda tra le risate generali...

Da quel momento, Ranor sapeva di non essere più solò nel compimento della sua missione.

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Mentre Ranor, di ritorno da una delle solite serate alla locanda di Amakna con Leone I, si trascinava stancamente verso casa a piedi, perchè troppo ubriaco per cavalcare il suo tacchino, ad un tratto, all'improvviso vide il cielo illuminarsi per qualche secondo.

Si chiese: "Una stella cadente? Una meteora?" e si diresse verso quello che gli parve essere il luogo dell'impatto. Tra gli arbusti di frassino un timido bagliore iniziò a diffondersi e una tenera gattina dangora gli apparve dinanzi.

Leccandosi le bruciature, la micetta saltò in braccio a Ranor, che le chiese: "E tu chi sei?"

Con stupore di Ranor, la gatta, facendo le fusa, parlò: "Sono Lunabianca, vengo dall'Isola di Moon. Ero stata inghiottita e imprigionata da una Glutovora! Quella brutta cicciona non faceva che sballottarmi in giro! Ero così spaventata, anche se sapevo che ne sarei uscita, perchè ho ereditato da mio padre il dono della preveggenza..."

Ranor la guardava con gli occhi fuori dalla orbite: "T-t-tu parli?"

"Uso una pozione speciale che l'alchimista, Ereziah, ha appositamente creato per me. Comunque, bando alla ciance, sono stata mandata da Ereziah per salvare il mondo di Dofus! E ho avuto una visione...una grande guerra...tante vittime...e io...io sarò la vostra guida!"

Ranor, con Lunabianca in grembo, corse da Leone I, che era ancora alla locanda e gli raccontò tutto.
La graziosa micetta entrò, così, a far parte dell'allegra combriccola e Leone I fu così conquistato dal fascino della gattina, che le offrì persino una ciotola di lalatte d'annata.

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Quando il calduccio arriva ogni brava tartarughina sa qual è la sua missione, andare sull’Isola di Moon, fare il pieno di acciughe, il nostro piatto preferito, e trovare un luogo sicuro e tranquillo in cui far nascere e crescere i propri tartarughini.

Certo il viaggio per raggiungere le dorate spiagge di Moon non è per nulla facile: dalle Fogne di Brâkmar, dove seguiamo dei corsi intensivi di arti marziali, tenuti da Sphinter Cell, il nostro grande maestro, bisogna passare di tubatura in tubatura per arrivarci!
I pericoli non mancano, ma normalmente riusciamo a cavarcela!

Anch’io, come le mie compagne, compio il mio dovere e ogni anno mi reco su Moon per dare alla luce i miei pargoletti.

Un’estate di tanti anni fa, però, mi capitò un’incredibile avventura che forse vale la pena di raccontare e vi farà capire come sono finita qui.
Ero arrivata da poco sull’Isola e, stremata, stavo cercando un posto tranquillo per riposarmi e abbronzarmi un po’ al sole, quando intravidi una Glutovora dalla forma un po’strana.

Mi avvicinai, presa dalla curiosità e vidi che quell’ingorda non aveva ingoiato come al solito uno Yop, ma una tenera micina e che le era pure un po’ indigesta! Decisi allora di liberarla, le Glutovore non sono proprio così accoglienti!

Non fu troppo difficile, bastò qualche colpo di katana e la Glutovora la vomitò fuori.

Quando uscì, tutta spaurita, facemmo conoscenza e cominciò a raccontarmi la sua storia.

Mi disse che aveva un’importante missione da compiere, il destino del mondo era nelle sue mani!

Sono ottimista per natura e non credetti molto alle sue visioni un po’ troppo pessimiste , ma mi sembrò molto convinta di quello che diceva e decisi di aiutarla.

Doveva raggiungere la terraferma ed andare nella Locanda di Amakna. Le dissi che conoscevo la strada e, se si fidava di me, l’avrei portata dove voleva.
C’incamminammo nelle fognature dell’isola di Moon e passando da una fogna all’altra raggiungemmo Amakna.

Arrivati all’altezza della locanda era molto impaziente, mi disse che ci dovevamo separare, ma che sapeva che ci saremo incontrate di nuovo.
Ci salutammo e la lasciai al suo destino, convinta di non rivederla mai più.

Qualche mese fa, quando me ne stavo alla Taverna di Amakna per fare rifornimento di Vertgely, il mio secondo piatto preferito dopo le acciughe, la rividi tutta affannata.

Da molto tempo mi stava cercando. Aveva bisogno di qualcuno a cui affidare la sua missione e, visto che io le avevo salvato la vita e l’avevo aiutata, credeva che fossi la persona più adatta per questo importante compito.

Cominciavo ad essere stanca delle fogne e l’idea di poter esplorare un po’ la provincia di Amakna non mi dispiacque affatto e così accettai l’incarico.

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Ci sono certe situazioni che non è facile dimenticare e se anche dovesse accadere di perderle per un momento nei meandri della memoria, basta poco per farle riapparire, quasi reali, quasi come se le stessi rivivendo di nuovo.

<< Devo ammettere che quel giorno faceva abbastanza caldo per essere septembel inoltrato.
La guerra si faceva aspra in superficie ultimamente e il lavoro, seppur non fosse mai mancato per dire la verità, si faceva ogni giorno più pesante. Mi ero appena risistemato l’occhio vitreo nell’orbita sinistra quando un vecchio amico mi si parò davanti.
“La smetterai mai di cercare anime perdute qui sotto, lurido topo di fogna?” mi disse con fare marcatamente canzonatorio.
Aggrottai un sopracciglio, mentre lo fissavo col mio occhio buono e trattenni a stento un sorriso “Lurido sì, ma farmi dare del topo da te, mi sembra eccessivo..”
Non feci in tempo a levare lo sguardo che stavamo già combattendo l'uno contro l'altro. I miei inesperti tentativi di difesa non reggevano il passo contro i suoi attacchi sempre più serrati e rari erano i momenti in cui riuscivo a sferrargli qualche colpo "Ecco è il momento!", pensai, le sue resistenze si stavano finalmente abbassando ed era l'occasione per rendergli un po' delle sue bastonate, ma ancora prima che riuscissi a dargli il primo colpo mi aveva già atterrato.
“E bravo Caronte, vedo che ti tieni ancora in forma. Ma puoi fare di meglio, non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo”
“Uff, per un attimo ho pensato di fartela..” gli risposi io, sincero come lo era stato lui poco fa.
Entrambi scoppiammo in una genuina risata e mi rialzai per un caloroso abbraccio. Il buon Sfinter era sempre stato un amico prezioso, soprattutto nella desolazione di questo posto. Quel suo odore acre, divenuto familiare negli anni, mi provocava sempre un certo piacere.
Un’ora buona di battute da taverna, di risate a crepapelle e di qualche birra (già, ho sempre adorato la birra e questa passione mi porterà alla tomba) e la mattinata era ormai trascorsa. Dovevo ancora iniziare con le traghettate mattutine e già c’era una schiera di dannati ad attendermi. Avrei dovuto lavorare fino a notte fonda e ci avrei perso il sonno… e io odiavo fare le ore piccole! Ma questa volta non me ne importava: i rari momenti di compagnia vanno vissuti per intero e il più intensamente possibile. Qualche ora dopo il congedo si stava già per avvicinare, lo sentivo dal suo tono di voce via via più greve e malinconico, ma qualcosa di piccolo in lontananza, piccolo e verde, attirò la mia attenzione. Non ho mai avuto bisogno di due occhi per vedere, nemmeno di uno per la verità, ho sempre avuto i sensi molto sviluppati il che, soprattutto qui nelle fogne, non è esattamente un dono. Però, caspita, come ho fatto a non notare prima quella piccola creatura verde brillante?!
“Che c’è Caronte?” mi chiese Sfinter, che aveva seguito il mio sguardo,ma che non riusciva a vedere nulla (in realtà ci vede benissimo, però non se ne cura). Allungai la punta del bastone nella direzione di quella che senza dubbio era una tartaruga.
“E’ uno dei tuoi cuccioli?” “Certo” disse lui, sorridendo “perdona la mia maleducazione, rimedio subito. Patatina, vieni qui, ti presento un amico”. L’esile creatura timidamente si avvicinò, fece un ampio inchino e mi sorrise “Scialve scignore”. Era davvero piccola. Non ricordo molto di lei, solo il suo vivace sorriso e la sua fluorescente brillantezza. “Vedi Caronte, il suo presente è piccolo, ma il suo futuro sarà molto grande ed importante. Lo so.” >>

In questa mattinata di septembel, i ricordi di quell’incontro, che era rimasto sopito in chissà quale angolo della mia memoria, mi colpisce con tutta la sua forza. Quasi trent’anni dopo mi ritrovo qui, di nuovo in quel preciso posto e l’aria umida aggiunge quel tocco di magia alla situazione. Di fronte a me non c’è più il mio caro e vecchio amico roditore, con le sue battute e il suo puzzo, ma, accompagnati da un grande leone, uno strano ed inquietante Bwork che tiene in braccio una tenera gattina angora che mi guarda fissa nell’occhio... E poi c’è lei, il passato che ritorna. Non è più piccola e nemmeno timida, ha lo sguardo di qualcuno che sa benissimo cosa vuole e anche come ottenerlo. La fluorescenza del suo guscio si è sopita, ma la si può scorgere nei suoi occhi profondi. “Il suo presente è piccolo, ma il suo futuro sarà molto grande ed importante”. La profezia del vecchio amico sorcio aveva tutta l’aria di essersi avverata. Strana la vita, no?! E chi sono io per oppormi all'ineluttabile destino che incombe sulle nostre teste? Nessuno.
Per questo non mi sono per nulla stupito della mia risposta quando finalmente la domanda cruciale mi viene posta.
“Ti uniresti a noi?”
“Certo, cosa stiamo aspettando? Ditemi cosa devo fare e io lo farò. Ho bisogno solo di un po’ di tempo per dedicarmi alle mie anime dannate qui sotto e, se fosse possibile, di avere una buona birra ogni tanto”
La tensione si scioglie, l'aria si fa più rilassata e quando la micia sorridendo scopre la sacca del Bwork mostrando la birra al suo interno, non riesco proprio a trattenere una fragorosa risata.

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Una viaggiatrice, non per avventura pura e semplice ma per amore della conoscenza, vaga per il Mondo dei Dodici, osservando con attenzione e curiosità tutto e tutti.

Nel suo villaggio, nel quale ha in caldo il cuore, era raro incontrare altre creature, ma qualche esploratore (raccontavano i vecchi) ogni tanto passava.
Erano storie incredibili per le orecchie dei giovani, e lo furono per i loro occhi quando uno di questi fantomatici viaggiatori giunse una mattina, sortendo dalla vallata nebbiosa tra le montagne.
Pochi si aggirano da quelle parti e ancor meno hanno oltrepassato la lama affilata di quelle cime che da sempre separano il villaggio dalla vista del mare.

Quel breve incontro fece nascere la curiosità che tuttora muove i passi della piccola Koalak; l'occasione di cominciare le sue avventure si presentò quando il suo unico zio (un tipo eclettico, dalla pelliccia folta e con una spiccata predilezione per i viaggi) venne a far visita ai familiari dopo uno dei suoi viaggi: notando quanto la nipotina fosse cresciuta e ascoltando quanto ella volesse esplorare nuovi posti, diede la sua disponibilità per portarla con sé.

Non fu facile inizialmente, ogni nuovo viaggio richiese molti sforzi alla piccola per adattarsi, ma sotto la guida esperta dello zio crebbe e con lei la sorpresa di ogni scoperta.
In poco tempo vissero molte avventure, molte delle quali riportate in vari racconti che qualche assiduo frequentatore di biblioteche avrà oggi letto, e la piccola divenne così indipendente da convincere il suo tutore che poteva benissimo cavarsela da sola.

Durante una giornata estiva, rinfrescata da una brezza fresca e una pioggerellina di passaggio, Lucy era impegnatissima nel convincere un ramo del maestoso albero sul quale si riparava che sarebbe stata apprezzata la sua collaborazione nel farla riposare invece che darle così fastidio. Ovviamente di tante lingue imparate, l'entese ancora le mancava e il ramo non le diede ascolto; abbandonata così la speranza di un sonnellino ristoratore, Lucy si gustò il paesaggio.
Solo dopo qualche minuto si accorse di una gattina ai piedi del tronco, assorta nella lettura alcune pergamene. Non volendo disturbare, ma combattendo inutilmente con la sua curiosità, Lucy si avvicinò silenziosa, abbastanza da sentire i borbottii della gatta.

“....sono proprio Bwork, è un vero incubo capire cosa scrivono”

L'espressione sul muso felino era di vero panico quando Lucy non seppe trattenersi dal suggerire le parole corrette sulle quali era ferma da ormai parecchi istanti.

Come avesse sentito la sua voce interiore, la gatta sembrò subito sollevata e solo dopo il secondo aiuto si rese conto che non era stato un lampo di genio. Si girò ad osservare la pelliccia rossa, il naso tondo e gli occhi attenti della Koalak, trovando le parole a qualche secondo di distanza: “Tu capisci bene quel che scrivono?”

Fu una piacevole chiacchierata quella che seguì e iniziò così una collaborazione che portò Lucy in un'avventura con nuovi compagni, prima tra tutte la gatta che si presentò come Lunabianca.

Punteggio : 427

Mentre il sole brillava sulla dorata cresta delle pianure di cania in un giorno come tanti un leggero boato smosse lievemente queste terre, magicamente un portale aveva condotto Ajani verso l'ennesimo piano del multiverso...

"che botta... e che saporaccio!!" esclamò, sputando un enorme zolla di terra che aveva imboccato durante l'atterraggio.

Poco vicino a lui una micetta lo guardava con aria incuriosità

"se stai cercando la ragione del tuo vagabondare, forse posso indicarti la giusta strada" sussurrò, mentre con il fare fiero e il portamente di una regina cominciò a precedere il leonide.

Ajani era incredulo, mai durante il suo lungo pellegrinare attraverso i mondi aveva visto una creatura come quella parlare, così la curiosità prese il sopravvento, e mentre la graziosa micia gli apriva la strada egli cominciò ad apprendere la volontà degli dei che lo avevano privilegiato di quei mistici poteri che da sempre aveva posseduto.

L'equilibrio del mondo sarebbe dipeso da un gruppo di eletti nei secoli a venire...

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Punteggio : 5

Dopo aver lasciato Sufokia, la sua città natale, Salmastroso vagò a lungo in cerca della sua vocazione fra Bonta, Brakmar e le varie isole del Mondo dei Dodici.

Il giovane voleva diventare un eroe, sognava che un giorno le sue gesta venissero cantate dai bardi di tutte le nazioni. Un giorno, però, si rese conto che la fama e la reputazione degli eroi di tutte le epoche dipendeva non tanto dalle loro imprese, ma proprio da ciò che i bardi decidevano di raccontarne.

Fu proprio questa riflessione a spingere Salmastroso ad abbandonare i sogni di gloria sul campo di battaglia e cercare l’immortalità in modo più sottile, decantando le imprese dei guerrieri più virtuosi e canzonando quelle dei più ignobili.

Così, il giovane decise di affiancare LucyVanPelt e di aiutarla nella sua missione di raccontare ai popoli le storie provenienti da luoghi lontani, riportando sempre ciò che aveva visto, ma aggiungendo qua e là qualche pizzico di creatività e di poesia, per lasciare la sua impronta nel Mondo dei Dodici e raggiungere un giorno la fama che tanto agognava...

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