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Spaventose storie di Hallouin

Di [Eloryn] - AMMINISTRATORE - 21 Ottobre 2016 - 16:38:43


Salve a tutti,

Hallouin si avvicina, le grida dei mostri del dongione cominciano a riempire le notti del Mondo dei Dodici e in giro cominciano a vedersi gli Zuccherini e altre golosità...

Quale modo migliore per festeggiare che scrivere una spaventosa storia ambientata nel Mondo dei Dodici?

Raccontatecene una su questo periodo dell'anno e la migliore verrà premiata con la Panoplia di Rovo, una Bardatura da Dragacchino Lunicorno, una Panoplia di Hallouin e un Malefico Piccolo Tofu!

Avrete tempo da oggi, 21 ottobre, fino alle 23.59 di lunedì 31 ottobre, e che vinca il migliore!!!

PS: l'evento è riservato ai giocatori appartenenti alla comunità italiana (ma non necessariamente giocanti su Ereziah!), non saremo bacchettone ma è richiesto un minimo di italiano leggibile tongue 
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Una nuova rivelazione

Tutto sembrava pronto per la consueta festa di Hallouin! L'intero castello di Amakna era stato addobbato per bene da tutta la servitù e Re Allister non vedeva l'ora di rimpinzarsi delle pietanze cucinate da Sin Ubbabbà, che per l'occasione si era dilettata anche nella sua famosa Carne di Boostacchio (una ricetta decisamente ipocalorica!). Gli invitati alla cena si presentarono verso sera e tutti erano mascherati a tema: chafer, oni, tofu malefici, fantasmi dell'Isola di Gorbe, perfino da Conte Allarovescia (tanto faceva paura quel tizio). La cena attorno al grande tavolo da pranzo di Re Allister sembrava andare per il meglio, finchè la porta si spalancò d'improvviso: Emmi Nenzagrigia era stremata dalla corsa che aveva fatto! "Somme Re Allister, per le strade si aggira Hallouin in persona e sta seminando il panico!" Poco ci volle per attrezzare delle squadre di guardie pronte alla battaglia. Ma quando si riversarono per le strade del Castello di Allister, la situazione era tranquilla. Re Allister era dubbioso. Mandò a richiamare Emmy Nenzagrigia, ma questa era sparita. Forse uno scherzo, pensarono i commensali. La serata proseguì come se nulla fosse accaduto. Al momento dei saluti, quando gli ospiti uscirono dal Castello per tornare a casa, trovarono centinaia di bambini che indossavano zucche come maschere e avevano in mano fiaccole accese; avevano circondato il castello. Il silenzio scese sulla folla. I bambini erano fermi, non si avvicinavano. La situazione fece rabbrividire Allister, che decise di avvicinarsi e tentare un dialogo. Quando fu a pochi metri i bambini cominciarono ad urlare e a correre a spron battuto in ogni direzione. In pochi secondi regnò il caos. Si rifugiarono tutti nel castello, ma le urla e le corse dei bambini all'esterno non si placavano. Ma qualcosa di ben peggiore accadde davanti agli occhi increduli di tutti: le pareti del castello cominciarono ad assumere una consistenza più molle della solida roccia, fino a diventare spugnose e arancioni. Erano diventate di zucca, e il profumo lo confermava... anche il sapore, a quanto disse Kerubim che staccandone un pezzo se lo leccò avidamente. Cosa stava succedendo? Non poteva essere uno scherzo! Tutto era così reale. Ma era solo l'inizio. Il pavimento cominciò a farsi caldo, poi bollente. Dal centro della sala da pranzo cominciò ad ardere un fuoco così grande che il tavolino fu divorato dalle fiamme. Re Allister si gettò in un angolino impaurito, non sapeva cosa fare, le guardie erano inermi di fronte a tutto ciò. I commensali non erano da meno, tranne Otomai. Otomai cominciò a ridere di tutto ciò, si gettò a terra a tenersi la pancia, tali erano fragorose le sue risate. Molti dei presenti lo guardarono sbigottiti. Perchè ridere in un momento del genere? Otomai decise così di parlare: "Avete assaggiato del buon vino che ho gentilmente regalato al Re Allister per la serata; ebbene sappiate che non era solo vino! Una miscela di pozioni di Cura Larvesca, Sangue di Troll, Veleno Sferzante, Essenza di Hallouin, dolciumi vari, Zucchette e Erba Gatta. Sono riuscito a giocarvi un bello scherzetto! Non temete, l'effetto svanirà se doveste assumere 10 gocce di questo liquido" Disse mostrando una fiala con un liquido violaceo. "Prima però devo farvi una richiesta: visti i vostri facoltosi capitali, vorrei che lanciaste una campagna per gli avventurieri, per recuperare un nuovo Dofus, da me scoperto recentemente: il Dofus di zucca! Devo studiarlo e capirne i suoi poteri." Tutti in sala sgranarono gli occhi e confabulavano alla nuova rivelazione di Otomai dell'esistenza di un nuovo dofus mai conosciuto. Si sa che Otomai è un po' pazzerello ma molti non credevano si spingesse a tanto pur di recuperare un dofus! Chissà, forse c'è dell'altro che non vuole rivelare? Vale la pena di affidargli questo nuovo dofus? Tante erano le domande che i presenti si ponevano. "E dove dovrebbe trovarsi questo Dofus?" Chiese uno dei commensali. "Lo possiede Jeccolan Tern! Il vero pioniere di questa ricorrenza! Si narra che ogni notte di Hallouin si aggiri per qualche campo di zucca, alla ricerca della sua testa originale, sepolta da Hallouin in persona che sradicò una pianta di zucca e seppellì nel buco la testa. Jeccolan Tern possiede oggi il dofus di zucca sulle spalle al posto della testa, con una candela all'interno che arde del suo odio. Chiunque lo incontri durante la notte di solito scappa, visto che attacca coloro che entrano nel campo di zucche per paura che possano schiacciare la sua testa!" Il silenzio, a tale rivelazione, scese di nuovo nella sala. Otomai sorrise e, gettando a terrà una pozione, sprigionò una fiala di fumo e sparì davanti agli occhi increduli di tutti. Il giorno segueunte, la voce del dofus di zucca si sparse, così come le ricompense che venivano offerte agli avventurieri assoldati dai commensali e da Allister in persona, ancora sotto l'effetto duraturo della pozione di Otomai... ma per quest'anno Hallouin era passato e di Jeccolan Tern nessuna traccia! Ma l'anno prossimo, la più grande caccia del mondo dei dodici si riverserà in ogni angolo del continente!

continua, forse, l'anno prossimo.... wink 
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Voi che vi sentite al sicuro a expare tra le lande di cania e la nuova isola ghiacciata, lasciate che vi parli di qualcosa che vi hanno tenuto nascosto. Perchè se vi dicessi che un giorno i primi contadini inglas, nei loro campi di grano trovarono delle zucche piene di sangue. Era questo giorno di tanti anni fa, ci svegliammo presto richiamati da una emergenza, nella milizia di Bontà Thomas Sacro fu trovato a terra agonizzante con le sue splendite ali da angelo strappate a brandelli. Le fenici non funzionavano più tutti gli avventurieri che vi si recavano si trovavano sbeffeggiati da quella statua che si era pietrificata. Qualcuno giurava di aver visto movimento nella foresta malefica, e per qualche curioso che si avvicinava soltanto il cranio tornava trasportato sotto i mantelli dei Musha l'Ony. Pandala era distrutta trovarono teste di Pandawa appese alla Picca sul ponte di Grobe. Tutto in una notte come era possibile? Fatto sta che quelle zucche piene di sangue riempirono ben presto l'intera superficie del mondo dei dodici sostituendosi a qualunque forma di vegetazione. Un certo Sakrat, Etram fu trovato ''vivo'', o meglio il suo cranio, e parlo' di una creatura mostruosa, più alta del muulupo , più forte di Gasmera, questa creatura andando nella foresta ha aggredito il Dark Vlad strappandogli il braccio sinistro. Ed infatti da li a poco il 'cattivo' fu trovato agonizzante.Il mondo dei dodici era ormai affetto, i cattivi che conoscete oggi non sono mai stati cattivi a confronto del male che respirava ogni singolo tofu quel giorno.Gli aniripsa non riuscivano a curare, gli osamodas evocavano pappatutto che gli si ritorcevano contro, gli etram si sgretolavano come farina.Cosi' una potente Xelor Doro la Nera decise di rolbeccare indetro di duemila anni. Ma sono riuscito ad annidarmi in ogni classe di quel mondo, sono nelle ferite dei sacridi, negli spiriti felini degli ecaflip, sono nella collera degli yop, nell'oscurita' di Ombra, sono dentro ognuno di voi, e per quanto quella nanetta ha rimandato,pagando un duro prezzo, infatti il male delle bende degli xelor comparvero quel giorno, Oggi sono tornato, sono passati 2000 anni, ma vi accorgerete presto di me e sta volta la zucca da mettere alla finestra sara' ognuno delle vostre teste da astrub fino a brakmar!

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Buona lettura e perdonatemi gli errori grammaticali, la stanchezza gioca brutti scherzi:

Il gusto dell'indagine

Una lieve pioggia scendeva nella notte, e il suo dolce ticchettio accompagnava il lento incedere dei miei passi sull’acciottolato della Città Bianca, sotto quel velo d’acqua non vi erano mantelli che potessero riparare dall’umidità, che si insinuava sotto le vesti e dentro le ossa. Le pareti e le strade bianche che solitamente avrebbero brillato al sole erano di uno sbiadito grigio che infondeva un senso malinconico e nemmeno i Pìu variopinti affollavano le vie, sopraffatti dal freddo e dal maltempo, al loro posto vi erano molti bambini che, incuranti della pioggia, bussavano alle porte delle case e come una cantilena ripetevano sempre “Dolcetto o Scherzetto” speranzosi di ricevere le deliziose leccornie di Hallouin, uno scenario che sicuramente faceva divertire il Meridio Asid nella sua giornata. Per il resto era la solita Bonta. La calma regnava sovrana ormai da anni, le memorie della sanguinosa guerra tra Brakmar e Bonta erano un vago ricordo nella mente degli avventurieri più anziani e i giovani eroi adesso si sollazzavano combattendo Pappatutto vestiti a festa per l’occasione, ognuno godeva a modo suo di questi momenti di pace. Per un Cacciatore di Rinnegati non cera molto da fare se non bere una birra alla Taverna del Pinchot e recarsi al proprio ufficio nel palazzo della Milizia. Al mio arrivo nulla di nuovo, dopo il solito saluto di commiato ad Amayiro non restava che salire le scale e sedermi alla mia scrivania, il Mantello dell’Ossidante era così zuppo che ricadeva pesante sull’appendiabiti. Sul tavolo solo scartoffie vecchie, penna e calamaio, proprio come lo avevo lasciato, ma oltre a questo un biglietto: “Si richiede urgentemente la sua presenza nell’ufficio del Capitan Koda”. Al solito era davanti alla sua lavagna intento ad analizzare i movimenti dei brakmariani, ma un’aria insolita gli scuriva il viso, ora, a fianco alle segnaletiche degli ex nemici di Bonta vi erano anche foto di personaggi di ogni genere, Sadida, Osamodas, Feca, per fino un Anutrof, tutti accumunati da un segno rosso sotto al collo, solo dopo un po’ realizzai che erano tutti esiti di omicidi, molto simili tra loro. “Eccoti Bearson, mi serve giusto il tuo aiuto. Come vedi alcuni dei nostri cittadini sono stati vittime di attacchi premeditati, kamas e equipaggiamenti non sono stati toccati e il colpevole non ha lasciato tracce… I miei uomini migliori sono intenti a controllare i movimenti del nemico e non ho risorse da spendere su questa caccia all’uomo, per questo Re Elgarion ha chiesto aiuto ad un suo conoscente per le indagini, mi ha dato ordine di affiancargli uno dei nostri e così ho pensato a te. Non esculo che sia opera di quei cani di Brakmar, sarebbero capaci di tutto pur di avere notizie sul nostro Dofus Avorio. Troverai il tuo uomo nell’ultima scena del delitto, qui le indicazioni. Non ho altro da aggiungere.” Consegnatomi un foglio si rivoltò verso il suo “muro da lavoro” intento a riflettere. Non mi restava che adempiere al mio compito, almeno avrei passato la serata impegnando il mio tempo lontano dalla noia routinaria. La casa era situata nel distretto dei panettieri, sorvegliata da due miliziani che sbarravano la strada a bambini curiosi e improvvisati spettatori in cerca di novità. La pioggia aveva ormai smesso di cadere e il freddo si fece sentire con più impeto. Dentro, poco distante dal focolare il corpo di una giovane Aniripsa, gli occhi sbarrati guardavano impietriti il soffitto e le flebili ali erano insudiciate dal suo stesso sangue. Riverso sopra il corpo vi era un uomo robusto, con uno spiccato accento della regione centrale di Amakna rifletteva e annotava su un taccuino tutto ciò che vedeva e deduceva dalla scena. Il mio saluto non basto ad attirare la sua attenzione e battei il piede a terra per fare un po’ di rumore, questo funziono e fu allora che mi rivolse la parola: “Ah, tu devi essere l’agente della milizia che mi dovrà supportare in questa missione, sono Cherlook Holmus, investigatore di professione, dimmi, cosa vedi?” La scena ricalcava di molto le foto che avevo visto nell’ufficio del capitano, ma ora, vicino al corpo si poteva ben vedere che il segno sul collo non era un taglio prodotto da lama, ma bensì impronte di denti. Un morso. Non vi erano altri segni evidenti sul corpo o nella stanza che attirassero la mia attenzione e, riferite le mie osservazione al mio compagno di “disavventure”, aspettai la sua risposta che non tardò molto ad arrivare: “La vittima è Mina Vita, era l’assistente del dottor Henricus Jekilo, noto medico della città trasferitosi ad Incarnam per alcune ricerche. La ragazza aveva quindi preso il suo posto come guaritore della città, fino a questa notte. Come hai ben detto non ci sono segni di lotta, solo questo morso. Ma poi ho notato che la mano della vittima è tesa, come ad indicare qualcosa, ma cosa?” Alzatosi dal corpo l’investigatore seguì l’indice che puntava verso la scrivania sul quale era appoggiato un libro, il vento che entrava dalla porta girava ogni tanto alcune pagine. Presi il libro in mano, sulla copertina in rilievo il titolo recitava “Guida ai Dongioni spetrali, suggerimenti e ingredienti rari”, era un oggetto ben tenuto e curato se non fosse per una pagina strappata frettolosamente a metà. Su ciò che ne restava vi era una scritta “Milim…”. Pensai assieme ad Holmus a cosa potesse riferirsi e dopo alcuni minuti di silenzio un esclamazione dirompente fece eco nella stanza “Ci sono!” disse Cherlook, e in un attimo frugò nella borsa e ne estrasse una fialetta, “Tieni! Bevi!” la soluzione con un gusto aspro mi scivolò giù per la gola e in un lampo sentì il mio corpo risucchiarsi dallo stomaco e tremare, poi un lampo. Riconoscerei ovunque quella sensazione, una pozione di teletrasporto, e come al solito non esitai a mostrare le conseguenze che quell’intruglio ha su di me, ripresentando il pranzo e anche la birra che prima avevo gustato. Appena potei riprendermi dallo smacco teletrasportazionale, vidi che eravamo davanti ad una locanda, il cielo qui era terso e le stelle brillavano luminose. “Entriamo!” la mano di Holmus che era apparso al mio fianco mi afferrò e mi trascinò dentro il locale. La musica e l’atmosfera erano sere, il locandiere serviva birre e limonate ai pochi ospiti presenti, la cameriera puliva i tavoli e su uno di questi, defilato dalla luce del camino vi era appoggiata una scura figura, il mio amico ed io ci sedemmo vicino a lui, e alzato lo sguardo ci disse “Cosa volete? Possibile che non possa bermi una birra in pace?” “Strano che tu sia lontano dalle tue tombe mio caro Becchino, non hai dei mostri da sorvegliare?” ribatté Holmus, “Che insolenza, anche un idiota saprebbe che in questa notte i morti sono meno pericolosi dei vivi, e anche un povero guardiano di Dongioni ha diritto ad una pausa! Se non avete altro vi “pregherei gentilmente” di andarvene e di lascarmi in pace!” l’investigatore non attese un secondo “Dov’è il Milimilupo?” “Dove deve stare, sempre al cimitero a tormentare i nuovi avventurieri, se questo è quanto ora avete avuto la vostra notizia, andatevene!”. Uscimmo rapidi dal locale e ci fiondammo dal mostro che stavamo cercando, il pelo bianco e i denti candidi luccicavano anche nell’oscurità della cripta. “Altre visite, sapete bene come funziona, ho mi date della marmellata o dovrete affrontarmi.” “Siamo qui solo per parlare.” risposi io “vorremmo sapere se ha ricevuto strane visite o se ha lasciato il suo nascondiglio per qualche tempo.” “Sono rimasto qui ad oziare per giorni e giorni, non mi sono mosso da qui di certo. Ma si, un visitatore strano venne da me, mi sfidò e al termine dell’incontro ciò che volle fu solo del mio sangue. Disse di essere un dottore.” Con la sconvolgente novità ci fiondammo fuori, e tornati alla locanda chiedemmo ai presenti se qualcuno avesse notizie dell’uomo che stavamo cercando, il dottor Jekilo. Furono poche le notizie che ricevemmo, ma tanto bastavano a fornirci una pista. Ci dirigemmo allora ad una casa, ultimo luogo conosciuto in cui il dottore era stato visto. Il casale, un’abitazione solitaria nella campagna di Amakna, la luna era l’unica luce che permetteva di distinguerne i lineamenti in mezzo alla foresta. Le pareti di pietra e legno erano forate da alcune finestre dalla quale non emergeva nemmeno un filo di luce, un grosso portone di noce rinforzato sbarrava la strada e dal piccolo caminetto usciva una lingua di fumo, unico segno di vita. Legati i dragacchini ad un albero vicino ci incamminammo verso la casa; non vi erano segni o indicazioni all’esterno e non restò che picchiare col pesante battacchio sul legno, i suoni rimbalzarono all’interno senza avere risposta, alcuni cuervoc volarono disturbati dal rumore. Fu Cherlook ad avere l’iniziativa e a chiamare a gran voce “Dottore, dottore, sono Cherlook, è in casa?”. Voltatosi verso di me “Avrei bisogno di una mano, o per meglio dire, una spalla” al comando ci lanciammo verso la porta che con nostra sorpresa cedette subito rivelandosi aperta. All’interno vi regnava la polvere e le ragnatele, alcune arakne si erano divertite ad arredare la casa, senza luce tutto appariva blu e grigio. Il vento dall’esterno fischiava e si insinuava con innumerevoli spifferi che rendevano ancora più gelido e tetro l’ambiente, le tavole del corridoio d’ingresso scricchiolavano accompagnando ogni passo dei visitatori che la casa sembrava accogliere dimostrando tutto il suo disappunto, poco distante dalla porta vi era un grosso orologio a pendolo che ticchettava regolarmente e ad ogni ora il suo rintocco si diffondeva calorosamente per le sale della casa, ricordano a tutti l’incessante incedere del tempo. “Forse è meglio che ci dividiamo e cerchiamo qualche traccia degli inquilini” suggerì fievolmente al mio compagno si limitò a farmi cenno di “sì” con la testa, lui andò sopra le scale producendo un suono sordo ad ogni passo, io invece mi diressi verso il salone grande che si apriva subito davanti a me. Le poche braci nel camino erano la causa del fumo che si levava nel cielo e l’aria in quella casa era lievemente più calda e il lezzo del fumo copriva uno più acre che pizzicava il naso. Dopo essermi accertato che non vi erano tracce di alcun’altra persona nel piano terra mi ridiressi verso il camino e deposti alcuni legni nel focolaio con un Soffio di Drago accesi velocemente il fuoco. Le fiamme lambirono rapidamente il combustibile e la luce cominciò a propagarsi proiettando sulle pareti ombre tetre e sinistre, affianco a me vi erano una libreria ricca di scritti medici e ricerche su ingredienti e pozioni, tutti logori e ricoperti di polvere solo uno sembrava stonare tra questi, senza polvere e messo al contrario attirò rapidamente il mio sguardo, “Licantropia, mostri e leggende, cure e superstizioni”. Incuriosito cominciai a sfogliarne le pagine e tra una di esse trovai quella strappata a casa della vittima che con la sua presenza mi aveva spinto in questa missione. Con la visione di quella povera aniripsa riversa sul terreno realizzai che l’odore pungente che mi aveva colpito in quella sala, ora più forte visto che il fumo ormai era svanito, altro non era che il segno inconfondibile che aveva per anni accompagnato il mio apprendistato come investigatore. Il dolce e acre “profumo” di morte. Allarmato mi voltai e fu allora che alla fioca luce del camino vidi il corpo riverso di un uomo sulla scrivania. Ormai in evidente stato di decomposizione non era difficile capirne la causa della morte, un segno bluastro attorno al collo ormai livido e la rotazione innaturale della testa toglievano ogni dubbio, una forte figura aveva stretto con enorme energia il poveretto in quel ultimo abbraccio che gli tolse la vita. Analizzare e dedurre erano i primi passi da compiere per trovare risposte alle innumerevoli domande che affollavano la mente. Il camice e gli occhiali fecero emergere un’idea, confermata poi da una lettere incompleta sotto il corpo del poveretto “Caro amico, sono il dottor Jekilo, le ricerche di cui ti parlavo finalmente hanno dato l’esito che speravo, la maledizione può essere rotta e tutto grazie al sangue di uno simile. Il Milimilupo mi ha aiutato in questo, ho una siringa pronta per essere sviluppata e finalmente il mostro verrà tolto da questo mondo e non sarà più costretto ad uccidere, l’unico inconveniente è che per stabilizzare il processo il soggetto dev’essere esposto per un po’ di tempo al Dofus Avorio, i suoi effetti curativi che diminuiscono il tempo di permanenza delle malattie favorirà il nuovo antidoto per debellare la tua situazione. Ho contattato la mia aiutante a Bonta per intercedere con il re e chiedere di usare temporaneamente il dofus. Con gioia quindi ti dico che il temibile mostro Hideus potrà sparire per sempre e riavrò finalmente il mio amico Cherlook. Ti asp…” Non feci in tempo ad alzare lo sguardo dallo scritto che alcuni rumori dall’uscio mi destarono dalla lettura. Una figura enorme e innaturale si stagliava verso di me, il suo alito si condensava e gli occhi di brace riflettevano sofferenza e desidero di uccidere. Con un balzo mi fu addosso e mi immobilizzò, allora aprì le fauci e ne uscì un suono gutturale “Purtroppo sei sveglio e hai scoperto la verità. Quello stolto voleva curarmi e non capiva l’enormità del potere che avevo ottenuto, aveva mobilitato i funzionare guardiani del Dofus e persino la sua stupida aiutante. Inutile dire che nessuno è stato in grado di dirmi dove fosse il prezioso tesoro del re per liberarmene ed essere così certo di non poter perdere questo enorme dono. Ma tornerò nella città e ucciderò ogni singolo abitante se necessario per poter eliminare la minaccia di una guarigione… Inutile dire che comincerò da te!” Cercò allora di chiudere le sue fauci attorno al mio collo, ma con prontezza evocai un tofu e tanto bastò a distogliergli l’attenzione. Riuscì ad allontanarmi e a cercare l’uscita e fuggire lontano, se bastava per aver salva la vita. Ma la creatura mi era addosso, feci fondo a tutti i miei incantesimi ma finì solo per dar fuoco a metà del mobilio. Ero con le spalle al muro, dall’altra parte la creatura. Abbassò la testa e caricò, all’ultimo balzò e con gli artigli sguainati mi afferrò sulle spalle. Con l’ultimo barlume di energie estrassi le mie Daguerrite che affondarono nelle viscere del mostro, il sangue caldo calò sulle mie mani ma non riuscì ad evitare che le fauci del mio nemico si serrassero sul mio collo. Il caldo tessuto rosso mi rivesti il torace e persi i sensi. Caddi in un sonno senza sogni, il caldo si alternava al freddo e non vi erano luci o suoni. Ad un tratto qualcosa mi batté sulla guancia, svegliatomi vidi il mio piccolo tofu che cercava di destarmi. Strisciai fuori dalla porta e mi adagiai sulla sella del mio dragacchino, dietro di me la porta aperta mostrava il corpo senza vita di quello che era stato uno dei più grandi investigatori dei tempi contemporanei. Senza ordine la mia cavalcatura capì e mi portò senza perdere altro tempo a casa. Dopo qualche giorno mi risvegliai in una sala d’ospedale, mi dissero che le guardie mi portarono dalla porta meridionale il più velocemente possibile, e che la febbre era persistente ma che finalmente davo segni di miglioramento. Mi dimisero una settimana più tardi e della notte misteriosa non rimaneva che il mio ricordo, un rapporto della milizia redatto sul letto d’ospedale e la cicatrice che il mio ex compagno mi lasciò. Da allora il sonno fu solo che irrequieto e a volte insoliti sogni accompagnavano le mie notti.

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Scusate il ritardo nell'annunciarlo, il vincitore è DottorBear!

I premi ti saranno inviati presto, se la settimana prossima non li hai ancora ricevuti, fammelo sapere. smile