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Féline: la star è sparita #2

Di [Ankama]DOFUS - AMMINISTRATORE - 15 Aprile 2021 - 15:00:00
AnkaTracker News

Ci mancò poco che la mascella di 85 si staccasse. Mi voltai con la strana impressione che il tempo si stesse dilatando e che i miei movimenti fossero al rallentatore, come se nuotassi. In pieno delirio, di sicuro... soltanto i battiti del mio cuore acceleravano, creando una dissonanza quasi nauseabonda con il resto. Lei era lì, davanti a me, circondata da uno stuolo di guardie del corpo...

La speranza nata qualche secondo prima svanì subito. Non era lei. 

"Fabia! Fabia! Da questa parte!", si sgolavano i paparazzi. Pronti a perdere la voce, e l'amore proprio, per cogliere il più bello scatto dell'oggetto della loro brama.

"Fabia! Può dirci perché è qui oggi?

  • Fabia! Signorina Laran! È venuta a partecipare all'indagine sulla scomparsa della sua più grande rivale?
  • La mia rivale? Ma Féline e io siamo amiche! Lo siamo sempre state! D'altronde siamo tutti amici in questo settore!"

Fabia Laran. La nemica giurata di Féline. Rosa dalla gelosia da quando si era fatta superare nella Skunk-parade dalla giovane starlette, ai tempi appena dodicenne. Perseguitata dalla ferita del flop che era stato l'annuncio del suo ultimo album, uscito in contemporanea con il ritorno di Féline. Pessimo tempismo. Féline da anni portava avanti una battaglia spietata contro gli attacchi e le ingiurie di Fabia. I colpi bassi e le diffamazioni erano i suoi cavalli di battaglia. Il tutto con un sorriso che, bisognava ammetterlo, riusciva a far tremare le gambe. 

Anche se quello non era il momento giusto, Fabia firmava autografi in continuazione e assumeva la sua posa più languida, assicurandosi così di finire sulla copertina della prossima rivista popolare di gossip. C'era da stentare a credere di trovarsi su una potenziale scena del crimine. Arrivata alla mia altezza, afferrò meccanicamente il mio distintivo, ben decisa ad apporvi la sua firma. Salvai il mio onore e quello del DPEC in extremis. 

"Oh, perdono! Mi scusi, signor ispettore! Sa com'è, l'abitudine... ah ah ah!", mi disse facendo volteggiare la lunga capigliatura rossa e gratificandomi con un battito di ciglia quasi ipnotico.

  • Nessun problema..."

La cantante scrutò il mio distintivo come se valesse oro, con gli occhi pieni di bramosia.

"Se mi avessero detto che c'erano degli esemplari così belli tra le guardie..."

Dietro di me, 85 si schiarì rumorosamente la gola.

"Normale, non faccio parte delle guardie. Saul Greyjak, ispettore del DPEC incaricato dell'indagine sulla scomparsa di Féline.

  • Oh! Sì, già... che brutta storia, vero? Féline aveva così tanto talento... ed era così vicina al suo pubblico! Ci mancherà terribilmente. A tutti...
  • Sembra che lei ne sappia più di me sulla sorte che le è toccata.
  • Cosa... in che senso?
  • Ha parlato al passato...
  • Oh! Ah... ma... è che... si dice spesso che, più passa il tempo, minori sono le possibilità di ritrovare una persona scomparsa... non è quello che si dice?"

La strega non aveva tutti i torti... ma affermarlo con una tale disinvoltura aveva un che di sorprendente. Il suo modo di parlare di Féline mi serrava la gola.

"Se posso permettermi... che cosa ci fa qui, signorina Laran?

  • Oooh, mi chiami Fabia! Bando a queste formalità tra di noi!", civettava osando un colpetto sul mio braccio.

"Sono qui in quanto amica, e, anche nell'ottica di far progredire l'indagine. È importante che il pubblico sappia che il mondo della musica è una grande famiglia! Che si stia sotto le luci della ribalta o che si attraversi un brutto periodo, come d'altronde è successo a Féline poco tempo fa, siamo sempre tutti solidali tra di noi! E vorrei ricordare che..."

Il tono voleva essere solenne. Fabia dava l'impressione di rivolgersi a un pubblico. Il suo discorso affettato suonava falso quanto la sua voce. Nessuno era stupido. La cantante serbava ancora rancore. Non mi piaceva troppo la cosa... l'esperienza mi aveva insegnato che i peggiori criminali non erano necessariamente i più impressionantiquelli che uno si sarebbe aspettato... Cercai non andare dritto al dunque, ma nonostante tutto decisi di tenerla d'occhio.

Il suo agente, un giovane con i capelli impomatati, le mani piene di anelli e i bicipiti pronti a far esplodere il completo economico e troppo stretto che indossava, le sussurrò qualche parola all'orecchio.

"Oh, sì. Beh... mi scusi signor ispettore, ma ho una conferenza stampa da tenere sul tema dell'aiuto reciproco nello showbiz."

La cantante girò i suoi tacchi 10 cm e s'infilò nell'interminabile corridoio, lasciando a ogni passo un'impronta nella moquette rossa nuova fiammante dell'Ecaesar Palace

Fu in quel momento che lo notai. Non c'era solo il profumo. L'evidenza mi colpì in pieno volto con la violenza di un pugno. Quel colore di capelli. Quel paio di scarpe con le suole dorate... i preferiti di Féline. Fabia Laran sembrava fare di tutto per somigliarle. Forse era persino venuta a sapere della nostra storia, il che avrebbe spiegato il suo giochetto di seduzione con me. Si sente spesso parlare dei fan che, per amore del loro idolo, finiscono per commettere il peggio. Partendo da questa constatazione, immaginare di cosa poteva essere capace una donna ferita dall'umiliazione e dalla gelosia metteva i brividi. Stavolta, era chiaro. Avevo la pelle d'oca. Senza riflettere, mi lanciai verso di lei per raggiungerla.

"Un momento!"

Afferrandole il braccio, feci cadere la borsetta, il cui contenuto si sparpagliò a terra rotolando fino ai miei piedi. Ero confuso.

"Dannazione! Io... mi scusi signorina Laran, volevo soltanto chiederle se..."

  • Che imbecille! Non ci posso credere, non ci credo!"

Il suo agente e le sue due guardie del corpo si precipitarono come dei cagnolini a raccogliere i suoi effetti personali. Un rossetto Kristy Andor. Lo stesso di Féline. La Gazzetta di Amakna che annunciava la sua scomparsa. E nel bel mezzo, frantumato nella caduta, un flacone da cui si diffondeva un liquido ocra che già profumava il posto. Il mio fiuto non mi aveva ingannato...

Uno dei tizi mi fece capire chiaramente di lasciar stare Fabia. Non avevo alcuna prova tangibile. Tutte quelle erano solo mere congetture. Eppure... non riuscivo a non vederci dell'altro. Qualcosa di terribile...

Quei dettagli della vita di Féline ero l'unico a conoscerli. Insieme a Rayné, ovviamente...

Tornai indietro e chiesi all'amico Molosso di aprirmi l'accesso al camerino di Féline. 85 era in un bagno di sudore, la fronte imperlata.

"Permette?", mi preoccupai.

Senza alcun preavviso, si gettò a terra per afferrare qualcosa. I miei riflessi di Ecaflip lo anticiparono. Una foto di 85 in buona compagnia: quella di Fabia. Sul retro, una parola che non lasciava alcun dubbio sui sentimenti della cantante nei confronti della guardia, né sul programma che lei gli riservava la sera...

Un brivido mi percorse la schiena. E se fossi alle prese non con uno, ma con due colpevoli? Konnie e Blyde, nuova generazione. 85 dava l'impressione di non respirare più. Mi fissava dritto negli occhi, i suoi sembravano voler uscire dalle orbite per non assistere a quel momento.

"Non dica niente a mia moglie! La supplico! La supplico!!", si mise a singhiozzare l'Uginak.

Sua moglie? Era proprio l'ultimo dei miei problemi. Non mi interessava affatto che cercasse crocchette più saporite altrove. Lo afferrai per il colletto portando il suo muso all'altezza del mio. La rabbia aggiunta all'angoscia mi metteva le ali.

"Senti un po', amico, è decisamente nel tuo interesse che io non trovi niente di compromettente lì dentro, o ti assicuro che non sarà soltanto la tua bella a darti una lezione."

Lo lasciai andare spingendolo a sufficienza per liberare l'accesso alla porta del camerino di Féline. E anche per sfogare i nervi. Il tizio singhiozzava come un bambino, tremando con tutte le sue grosse spalle. Era quasi patetico.

Richiusi la porta dietro di me ed ebbi la strana impressione di essere come aspirato dalla stanza. Mi ricordai allora che le porte e i muri erano dotati di un sistema insonorizzante che non permetteva il passaggio di alcun suono. Pratico quando Féline si dedicava ai suoi vocalizzi. Quel silenzio mi fece gelare il sangue.

I resti del suo rituale a base di zucchero erano ancora lì. Una tazza di succo di Fun Fung quasi vuota e una vasca in cui evidentemente non c'era stato nemmeno il tempo di immergere nemmeno un'unghia.

"Féline... non fare scherzi... dimmi che sei viva...", sussurravo, sperando segretamente di vederla spuntare da un angolo della stanza.

Avanzai verso la toeletta dove una decina di Gatteki di porcellana mi fissavano dritti negli occhi, allineati uno dopo l'altro. Una piccola parte dell'impressionante collezione di Féline, quella a cui era destinata una stanza intera della sua prestigiosa villa. Non ho mai capito il suo interesse per quelle specie di Ecaflip in miniatura. Li trovavo malsani, riuscivano a darmi i brividi. Invece Féline li adorava... parlava loro come se fossero vivi, confidando loro dubbi, trionfi e pene. Dei portafortuna, per così dire. La prova che non...

Feci per avvicinarmi un po' di più quando qualcosa di morbido si incollò alla mia suola. Una pasta di frutta... simili a pietre preziose multicolore, altre ancora erano sparpagliate sul pavimento, evidentemente cadute da una scatola che si trovava su una mensola, vicino a un divano.

Strano... avevo come l'impressione che qualcosa avesse precipitosamente interrotto il piccolo momento di serenità di Féline.

Sempre sulla mensola, notai un volantino che annunciava il concerto di Matris Lesprey che si sarebbe dovuto tenere la sera stessa, direttamente dalla Piazza dei Matrimoni di Ecaflip City. Sul retro, scoprii il programma della mia starlette, dalla seduta di trucco fino agli ultimi vocalizzi, passando per il famoso rituale dello zucchero. Una scritta in particolare attirò la mia attenzione.

Rayné – 19 h al bar

Rayné... che cosa veniva a fare lì? Già l'Anutrof faticava a percorrere la strada che separava la sua poltrona dalla cucina, figurarsi venire lì, all'Ecaesar Palace! Non era nelle sue abitudini. Perché sì, anche le sue, conoscevo. Inevitabilmente...

L'orrore mi prese alla gola e mi schiacciò il petto. E se...? Se Rayné fosse venuto a sapere della nostra storia, quella tra Féline e me? Se le avesse dato appuntamento al bar, per poi rapirla allo scopo di farle pagare la sua infedeltà?

Ormai, tutte le piste erano possibili. Anche quella di un marito zoppicante e decrepito, ma soprattutto umiliato e, di conseguenza, capace del peggio...

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